Sessualità e sieropositività

L’aids è la malattia che colpisce maggiormente l’immaginario popolare legato ai rischi della sessualità. Le altre malattie veneree sembrano (non sempre in modo sensato) perdere importanza rispetto al timore di aver contratto l’hiv+.

Quando affrontiamo il tema della sessualità con persone sieropositive dobbiamo necessariamente tener conto della situazione medica e delle prescrizioni farmacologiche. Tuttavia la sessuologia non può e non deve limitarsi solo ed esclusivamente all’osservazione degli effetti delle terapie antiretrovirali magari integrando la cura medica con buoni consigli d’uso di profilattici maschili o femminili.

Purtroppo si rischiano ancora atti discriminatori nei confronti di chi si scopre sieropositivo e, per assurdo, l’uso del profilattico può essere inteso quasi come una rivelazione che c’è qualcosa da nascondere invece che un atto di prevenzione, ignorando completamente la conoscenza scientifica contemporanea che può ampiamente aiutare a gestire la situazione.

Talvolta la visione di un referto, dell’avvenuta indagine ematologica con conferma di assenza del virus hiv+, può dare la sensazione di essere esonerati da ulteriori approfondimenti conoscitivi del partner. In altri casi ci si illude che l’uso del condom possa impedire qualunque rischio di sofferenza legata alla sessualizzazione del rapporto di coppia, dimenticando che l’erotismo è molto di più di un incontro, diretto o mediato, fra mucose.

Ovviamente più è alta la sensazione di poter essere discriminati e tanto più si ha il timore di affrontare apertamente e serenamente la propria condizione.

Queste semplici riflessioni aiutano a comprendere quanto possa essere complessa la relazione di coppia e l’approccio alla sessualità nelle coppie siero-discordanti. Un’ulteriore complicanza può derivare dal riconoscimento dell’avvenuto contagio per via verticale (alla nascita) o orizzontale (durante esperienze di vita), e le successive reazioni giudicanti che possono aggravare la situazione.

Il sessuologo, prima del tecnicismo dell’intervento clinico sulla pulsione erotica e sull’incontro fisico con l’altro che può aver incontrato delle criticità, deve riconoscere la persona con le sue sofferenze e le sue risorse per rilanciarla in un progetto di coppia che può divenire sensualmente appagante e dare origine a nuovi significati.

Lo sforzo del sessuologo clinico consta allora nell’ampliamento della comprensione della situazione sociale, professionale e relazionale di chi richiede aiuto per promuovere, oltre alla consapevolezza, il maggior benessere possibile. In questo senso diventa essenziale la profonda considerazione delle emozioni e dei sentimenti, oltre che delle passioni spesso bloccate dai sensi di colpa o dall’imbarazzo. Lo stesso immaginario erotico potrebbe essere stato inibito fin dalla rivelazione della propria condizione spesso associata a un vissuto di vergogna.

Analizzare i possibili progetti di vita, compresa l’eventuale genitorialità (con concepimento assistito per esempio con il lavaggio dello sperma) e altre forme di generatività per la coppia, aiuterà a rivivere o a scoprire una nuova vita sessuale e affettiva, piacevole e soddisfacente.