Sessualità e oncologia

Moltissime persone che si trovano a dover affrontare una diagnosi di cancro e a gestire una terapia oncologica (sia direttamente che come caregiver) vedono messo in discussione il loro equilibrio emotivo e relazionale. Fra gli indicatori per valutare la loro qualità di vita è importante valutare il grado di conservazione della vita intima e l’attività sessuale.

Alcuni tipi di cancro interferiscono direttamente con la sessualità sia quando riguardano gli organi genitali (come l’isterectomia) che quando comportano cambiamenti significativi ai caratteri sessuali secondari (come la mastectomia). In altre situazioni è il familiare che, dopo essersi preso a lungo cura in modo solerte e affettuoso della persona malata di cancro, si sente inibito dal punto di vista sessuale.

Spesso la prima funzione che viene compromessa è il desiderio sessuale ma non sono rari i casi in cui le criticità si presentano anche nelle altri fasi della sessualità, come nell’orgasmo.

In questi casi può essere opportuno un intervento psico-affettivo e sessuologico mirato alla riattivazione di un’immagine positiva di sé e della propria sessualità, sfruttando al meglio le potenzialità erotiche di coppia conservate.

Con la psicoterapia ci si dovrà soffermare sui possibili vissuti traumatici dal momento della diagnosi, si analizzeranno altresì tutte le situazioni ritenute particolarmente significative nel cambiamento della percezione di sé e di sé con l’altro, si potrà quindi procedere ad una desensibilizzazione e alla ristrutturazione cognitiva (vedi anche pagine sul trauma nel presente sito).

Con la sessuologia clinica, di concerto con gli altri trattamenti che possono essere ancora attivati nella relazione di cura, si potrà promuovere la scoperta di un nuovo equilibrio affettivo con un percorso che parte dall’analisi delle risorse residue (relazioni, emozioni, immaginario erotico, sensualità, ecc.) fino alla rivalutazione della direzione degli obiettivi individuali e interpersonali.