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Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere:
si insegna e si può insegnare solo quello che si è”.
Jean Jourès

PERCORSO DI EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA, PRIMARIE DI I E II LIVELLO E SECONDARIE

I bambini cercano negli occhi degli adulti il senso delle emozioni che provano e, nella relazione con le figure di attaccamento, caratterizzano la loro sessualità. In questo processo cercano un approccio rassicurante con l’adulto, impegnandosi nella costruzione di risposte ai loro “perché”. Esplorano il mondo, manifestano comportamenti, emozioni, affetti, sentimenti anche di natura sessuale, che non possiamo negare, nascondere o, addirittura, censurare, specie se questo viene fatto per una nostra difficoltà di “parlare” con loro.

I bambini hanno il diritto di accedere all’educazione sessuale perché quotidianamente ci guardano, intuiscono e si pongono domande se pretendono risposte concrete, serie, veritiere, per orientarsi e per sentirsi protetti di fronte a tante frequenti sollecitazioni. Se lasciati a se stessi, se non soddisfatti nelle loro richieste, cercano nella solitudine le risposte negate, le “parole non dette” e così soffocano le emozioni, i bisogni, i desideri, i dubbi, perché nell’adulto a loro vicino hanno intuito precocemente il disagio o il disorientamento nel “parlare di quelle cose”.

Formare alla sessualità secondo l’approccio interattivo narrativo significa innanzi tutto costruire un legame emotivo di riferimento che deve risultare armonizzante, asimmetrico, apprezzabile e attivante ( De Marco I., Brunetti F. e Veglia F.).

Armonizzante perché nella ricerca di emozioni condivisibili, su basi comuni e significati concordati, conduttore e ragazzi possano vicendevolmente orientarsi, portarsi avanti, sondare il possibile, pensarsi nel futuro, cioè crescere insieme. Ci si deve confrontare per leggere la complessità dell’incontro che si compie fra due individui per cui emozioni, pensieri e comportamenti devono essere rilevati e sondati.

Asimmetrica perché la prevalenza dell’intervento educativo sia chiaramente sbilanciata dal conduttore verso il ragazzo e non viceversa. Chi riceve la formazione deve sentire che il conduttore è forte, sostenuto da teorie solide, capace nel conservare il dubbio senza smarrirsi, affidabile, disponibile, pronto ad accogliere e a gestire tutte le variazioni emotive che possono presentarsi.

Apprezzabile perché orientata a generare un cambiamento con alternative nuove per il futuro attraverso la condivisione di una nuova storia possibile. Le alternative possono essere varie e di diverso tipo, sarà il conduttore a consentire l’esplorazione di quelle considerate maggiormente positive.

Attivante perché si propone di generare conoscenza sia dichiarativa sia tacita. Sono proprio le emozioni e i sentimenti a svolgere un ruolo fondamentale nell’attivare i processi mentali e consentire l’ampliamento della consapevolezza di sé grazie alla nuova quota di comprensione. Talvolta il cambiamento è mediato da nozioni, altre volte da vissuti interni e/o procedurali difficilmente esprimibili linguisticamente.

Gli argomenti e i contenuti rilevanti possono essere scelti in molto semplice, occorre parlare soltanto di ciò che può guidare il gesto e diventare carezza. Bisogna cercare con gli apprendisti emozioni, sentimenti, pensieri, ricordi, esplorare con loro intenzioni, atteggiamenti, finalità, costruire relazioni, progetti, storie, ideali avendo in mente due corpi che si cercano, due persone che si incontrano per amarsi.

La parte nozionistica della materia, che è sicuramente importante conoscere, può essere delegata alla formazione bibliografica piuttosto che alle esperienze scolastiche che già prevedono ottime occasioni per informazioni e approfondimenti.

Dal nostro punto di vista l’educazione sessuale non è solo l’insegnamento della biologia della riproduzione.

Nella nostra esperienza (Veglia F., Ortalda F., De Marco I., Borla G. 2005) facendo formazione con questa modalità  si genera nei ragazzi  una maggiore attivazione rispetto ai temi trattati. Il risultato che ci attendiamo dal punto di vista emotivo, al di là dell’aumento di conoscenza già descritto, è un aumento della consapevolezza delle emozioni di sé con l’altro che porta necessariamente ad un più intenso stato di profondità che, in assenza di significati di coppia, può provocare un innalzamento del senso di allarme.

INCONTRI CON I GENITORI: QUANDO, COME E CON QUALI PAROLE PARLARE DI SESSO AI FIGLI

I bambini hanno bisogno di adulti capaci di farli sentire protetti e di parlare loro di sessualità affinché possano essere sollevati da ansie e paure.

Spesso questo non è facile, qualcuno di noi è  cresciuto con la convinzione che di sessualità non si può né si deve parlare, qualcun altro non sa che parole utilizzare e come gestire l’imbarazzo, altri ancora si ritrovano spersi di fronte alle domande dei figli o di fronte alla velocità del mondo in cui i nostri ragazzi vivono.

Nei nostri incontri, aiutiamo genitori a capire quando parlarne, cosa dire, chi lo deve, quale l’atteggiamento più sensato da mantenere per parlare di sesso con i bambini e i ragazzi.

“Le parole giuste sono già dentro di noi, anche se ogni volta devono essere un poco diverse. la situazione, il momento, le persone coinvolte, richiedono linguaggi, emozioni, idee sempre nuove […] e non è difficile trovarle se sappiamo ascoltare ciò che accade in noi stessi”. (Veglia F. e Pellegrini R., C’era una volta la prima volta, Erickson 2003).

SUPERVISIONI ED INTERVENTI SU SITUAZIONI SPECIFICHE

Può capitare che in una classe si verifichino episodi legati alla sfera della sessualità o che la notizia di un quotidiano irrompa nel normale fluire del programma scolastico. Per aiutare gli insegnanti, già emotivamente impegnati in tutte le altre difficoltà, a gestire questi delicati momenti, il nostro gruppo propone supervisioni ed interventi studiati ad hoc per quella particolare situazione.